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L’erba dei magi

Ho visto piccole case coloratissime sulla costa e poi d’improvviso enormi grattacieli. E mi chiedevo se lo avevano fatto davvero per guadagnare spazio oppure per vedere più da vicino quel cielo così azzurro da sembrare un mare d’aria. La festa, il Natale, era già tutto intorno a me, in un sogno portoricano di musiche, canti, balli e colori. Gruppi di Trullas, mi han detto di chiamarsi così quei festosi musicisti, andavano di casa in casa suonando i ritmi tradizionali, le Parrandas, come a svegliare la gente, urlando la festa a suon di musica. Questa terra, che fu spagnola, porta ancora addosso i segni di un colonialismo antico ma tutt’oggi presente, in un angolo di mondo incredibilmente latino. Il 24 di Dicembre la festa è grande e a pranzo mi vengono offerti fagioli neri con riso, pollo e maiale asado (arrosto), morcillas e pasteles, le mie preferite e per finire, un dolce a base di risoSan Juan tradisce un’anima festosa e allegra che mi accompagna tutta la giornata in un turbinio di canti e balli tradizionali fino al tramonto. E qui viene il bello.

Vedo le persone prendere dell’erba, verdissima e portarla a casa. Curioso e affascinato, chiesi allora la ricetta della tisana che avrebbero preparato, magari per digerire tutto quello che avevamo mangiato. E come risero alla mia richiesta! L’erba serviva ai Re Magi, che sarebbero passati per le case, la notte. Magari avrebbero avuto bisogno di rifocillarsi un po’ e bere dell’acqua, ecco perché sotto ai letti dei bambini venivano posati un bicchiere e un po’ d’erba. E mentre mi chiedevo come mai i Re Magi mangiassero l’erba e il mio pensiero si spostava sui loro cammelli… una signora mi lasciò la ricetta delle pasteles, che tanto mi erano piaciute.

Per la pasta: 150 g di farina bianca, un uovo, 40 g di burro, sale

Per il ripieno: 100 g di carne di maiale magra macinata, 50 g di prosciutto cotto tritato finemente, 30 g di burro, un bicchierino di marsala, un tuorlo d’uovo, una tazza di béchamel, sale e pepe, farina e burro

Disponete la farina a fontana sulla spianatoia, mettete nel centro il burro fuso a lieve calore e l’uovo leggermente sbattuto con un pizzico di sale. Lavorate la pasta solo quanto basta per formare un impasto al quale darete la forma di una palla, che lascerete riposare per un’ora in una terrina, coperta con un tovagliolo. Fate sciogliere in una casseruola 30 g di burro, unite la carne, sale e pepe e lasciatela rosolare per 10 minuti a fuoco moderato, quindi unite il prosciutto tritato, il marsala e rigirate. Togliete dal fuoco e aggiungete il tuorlo d’uovo, lavorando bene l’impasto con il cucchiaio di legno, quindi unite la béchamel continuando a mescolare. Imburrate e infarinate leggermente 10-12 formine di circa 6 cm di diametro; stendete l’impasto in modo da ottenere una sfoglia sottile che ritaglierete con un bicchiere in un numero di dischi doppio delle formine. Con metà dei dischi foderate le formine, quindi versate in ognuna una parte del composto e coprite con l’altra metà dei dischi, ripiegando verso l’interno il bordo di pasta. Passate in forno già caldo (180 °C) per circa 15 minuti, fino a che la pasta sarà dorata. Da mangiare sia calde sia fredde.

pasteles

 

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La lettera di Andrea e Karen, foodie addicted

Caro Babbo Natale,

 

questa lettera la scriviamo in due. Abbiamo oramai 40 anni suonati, ma eccoci a prepararci al Natale come quando eravamo bambini. Non ci perdiamo una puntata di Masterchef, Cucine da Incubo, Unti e bisunti e Bake Off. La nostra libreria pullula di libri di cucina, dalle ricette tradizionali alle preparazioni asiatiche. Ecco allora le nostre richieste per continuare a coltivare assieme questa grande passione:

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Carols by Candlelight (Santa va al Polo Sud)

Arrivai a Melbourne la notte della vigilia, richiamato dai canti che sentivo in lontananza. Certo mi colpì il caldo serale di quell’estate australiana scoppiata nel bel mezzo delle vacanze natalizie. I bambini felici, più che mai, si godevano la fine della scuola, le vacanze estive e il natale, un bel bottino, non c’è che dire. Avevo portato anche io la mia candela, perché qui, in centro, come ogni anno tutti avrebbero portato la loro per accogliere il Natale cantando assieme. Dal 1937 infatti, nell’elegante Sydney Myer Music Bowl della capitale del Victoria, la notte della vigilia di Natale la gente porta con sé cestini da picnic per rilassarsi sull’erba in attesa del “Carols by Candlelight”. Mi ero ripassato le parole delle canzoni Silent night, Let It Snow, Let it Snow, Let it Snow, White Christmas, Jingle bells e We Wish You a Merry Christmas, per non essere la solita voce fuori dal coro, ma non andò come pensavo. Tra un assaggio e l’altro di Paylova, un dolce natalizio preparato con fragole, frutto della passione e panna montata… un coro di cantanti professionisti iniziò a offrirci uno spettacolo meraviglioso. Canti tradizionali, gospel ed esercizi stilistici riempivano l’aria, era una di quelle sere in cui è bello ascoltare. Qualcuno sull’erba però, iniziò a cantare in autonomia canzoni strane come “Santa va al polo sud” o “Australiani facciamo il barbecue…”, ma la confusione era troppa e non sono riuscito a capirne il testo. Ho invece approfondito l’argomento della Paylova, che si prepara così:

Ingredienti meringa: 6 albumi, 250 gr zucchero, un cucchiaio di aceto di mele, un pizzico di sale, 15 gr maizena, un cucchiaino di estratto di vaniglia, 2 gr di cremo tartaro

Per guarnire: 30 gr zucchero, 150 gr fragole, 1 kiwi, 80 gr mirtilli, 80 gr lamponi, 300 ml panna fresca liquida, 3 frutti della passione

Preriscaldate il forno a 250° e iniziate a preparare la meringa prendendo le uova a temperatura ambiente e dividendone gli albumi dai tuorli. Con le fruste di uno sbattitore montate a neve gli albumi aggiungendo il sale quindi, sempre sbattendo, unite il cremor tartaro e l’estratto di vaniglia. In una ciotola a parte unite lo zucchero alla maizena e aggiungete il composto alle uova un cucchiaio alla volta, mentre le fruste sono ancora in funzione e finché gli ingredienti non saranno tutti amalgamati. Infine aggiungete l’aceto in un paio di volte. Dovrete ottenere un composto cremoso e sodo che andrete a spalmare su di una leccarda foderata con un foglio di carta forno, formando un disco piuttosto spesso dai bordi leggermente rialzati. A questo punto infornate la meringa portando però il termostato del forno a 120° e lasciatela cuocere per circa 1 ora e mezza in forno statico. Trascorso il tempo necessario, spegnete il forno, aprite leggermente lo sportello e lasciate raffreddare completamente la base della pavlova, dovrete ottenere una meringa dorata. Lavate la frutta, tagliate le fragole e i kiwi a fettine, poi montate la panna unite lo zucchero man mano e, una volta pronta, ponetela sulla superficie della meringa con il dorso di un cucchiaio. A questo punto decorate con la frutta tagliata, i mirtilli e i lamponi ed infine cospargete con la polpa di tre frutti della passione.

 

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Lo chiamavano Santakuro

Ci sono paesi in cui la celebrazione del Natale è una tradizione recente. Arrivato in Giappone, mi raccontarono infatti che la prima volta che i bambini conobbero il natale fu nel 1875 a Tokyo, presso la Scuola Harajo di Ginza, quando un Babbo Natale vestito come un samurai apparve durante la celebrazione del Natale cristiano. Alcuni anni dopo, nel 1898, venne pubblicato un libro per bambini su Babbo Natale, chiamato Santakuro che fondeva la tradizione dei manga nipponici all’internazionale figura di Santa claus. Circa cent’anni dopo, nel dicembre del 1970, il Colonnello Sanders e la sua catena KFC apparvero in Giappone, con una campagna di marketing di grande successo, tale da creare una nuova “tradizione” in Giappone, quella di mangiare pollo fritto alla vigilia di Natale. E difatti in Giappone tutt’ora, non è raro incontrare enormi file davanti ai negozi KFC proprio il giorno del 25 Dicembre. Se voleste stupire ospiti nipponici, tuttavia senza recarvi da KFC, ecco una gustosa di ricetta di pollo fritto, da provare assolutamente!

Ingredienti per 4 persone:

12 coscette di pollo
500 ml di latte
310 gr di farina
1 cucchiaino di timo
1 cucchiaino di paprika
mezzo cucchiaino di pepe
olio per friggere
sale
pepe

Lasciate marinare per una notte in frigorifero il pollo immerso nel latte (450 ml circa). Tiratelo fuori circa mezz’ora prima della preparazione e preriscaldate il forno a 180°. Mescolate farina, sale, pepe, timo, paprika e pepe in una ciotola, aggiungete 50 ml di latte e mescolate bene con una forchetta fino a eliminare tutti i grumi. Scaldate l’olio per la frittura in una padella grande e friggetevi il pollo marinato che avrete passato nel misto di farina e latte premendo in maniera che la carne venga coperta completamente. Friggete il pollo su un lato per 5-7 minuti nella padella con il coperchio quindi giratelo e friggetelo per altri 3-5 minuti dall’altro lato: a questo punto trasferitelo in forno per una decina di minuti completandone cottura e doratura.

Il pandulce della nonna

La notte della vigilia di Natale, accende la magia di Buenos Aires. Fuochi d’artificio, petardi e… cenone! Eh sì, nonostante la temperatura segni più di 30 gradi, lo spirito natalizio avvolge la città che non sente il bisogno di neve e ghiaccio per dichiararsi natalizia. Luminarie, addobbi e un dolce molto simile al panettone, coccolano vista e il palato con una inconfondibile memoria italiana, frutto di un’antica immigrazione divenuta tradizione. Da Plaza Mayor, una pasticceria aperta nel 1982 da Ricardo Yabhés figlio di padre andaluso e madre italiana, potrete gustare la ricetta originale di Nonna Tita che creò il pandulce mixando il panettone con il pan navideño per andare incontro al gusto dei nipoti ispano-italo-argentini. Questa profumatissima ricetta porta con sé la storia di una pacifica unione di popoli e famiglie, interpretata dalla materna creatività di una cuoca straordinaria.

Il pandulce di Nonna Tita

Ingredienti per due Pandulce:

  • Farina: 750 gr.
  • Lievito di birra: 75 gr.
  • Burro: 100 gr.
  • Uova: 2 + 1 tuorlo
  • Sale: mezzo cucchiaino
  • Essenza di vaniglia: 2 cucchiaini
  • Scorza di limone: una cucchiaiata
  • Estratto di malto: un cucchiaino
  • Acqua di fiori di arancio: mezzo cucchiaino
  • Zucchero: 125 gr.
  • Latte tiepido: 200 cc.
  • Cognac per la macerazione della frutta
  • Noci: 100 gr.
  • Mandorle: 100 gr.
  • Uvetta senza semi: 100 gr.
  • Ciliegie al marraschino: 100 gr.

Mezz’ora prima d’iniziare la preparazione, immergere i frutti secchi e l’uvetta nel cognac (il pan dolce si deve mettere a lievitare prima senza frutta e dopo con la frutta). In un tegame mettere il latte tiepido con il lievito. Sciogliere a fuoco basso, con le dita, con un cucchiaio di zucchero e un pò di farina. Mescolare delicatamente con un cucchiaio di legno. Questo impasto deve gonfiarsi al caldo.

Nel frattempo, collocare sul tavolo di lavoro, la farina a forma di corona, il burro morbido, lo zucchero e mescolare. Aggiungere l’estratto di malto, che aiuta a fermentare e mantenere il pane fresco a lungo. Aggiungere l’essenza di vaniglia, l’acqua di fiori di arancio, la scorza di limone, le uova e il tuorlo, l’impasto di lievito preparato prima con un pò di farina su di esso. Aggiungere sopra un pizzico di sale.

Lavorare con le mani, formando una massa cercando di impastarla senza premere sul tavolo. Formare una palla, e lavorarla un’altra volta. Lasciare riposare e lievitare in un recipiente fino a quando lo riempie. Aggiungere la frutta, lavorare l’impasto un altro pò, metterlo nei due stampi e lasciare lievitare.

Fare un taglio a forma di triangolo sulla superficie, e infornare soavemente per 2 ore. Dopo 30 minuti di forno, pennellare le forme con un uovo sbattuto senza quasi toglierle dal forno.

Ricetta di Natale Pandulce

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